Lo voglio, guarisci!…

Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!».
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».
Subito la lebbra scomparve ed egli guarì.
E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse:
«Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro».
Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.  Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,40-45.
 
« Lo voglio, guarisci !»
 

Ogni giorno il Signore guarisce l’anima di ogni uomo che lo implora, lo adora piamente e proclama con fede queste parole : « Signore, se vuoi, puoi guarirmi », e questo qualunque sia il numero delle sue colpe. « Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia » (Rm 10,10). Ci occorre dunque rivolgere a Dio le nostre richieste, con la massima fiducia, senza mettere per niente in dubbio la sua potenza… Per questo motivo il Signore risponde al lebbroso che lo supplica : « Lo voglio ». Appena infatti il peccatore ha cominciato a pregare con fede, la mano del Signore si mette a curare la lebbra della sua anima.

Quel lebbroso ci dà proprio un buon consiglio sul modo di pregare. Non mette in dubbio la volontà del Signore, come se rifiutasse di credere nella sua bontà. Invece, consapevole della gravità delle sue colpe, non vuole forzare di questa volontà. Dicendo che il Signore, se lo vuole, può guarirlo, afferma che tale potere appartiene al Signore, e allo stesso tempo, afferma la sua fede… Se la fede è debole, deve prima essere rafforzata. Solo allora essa rivelerà tutta la sua potenza per ottenere la guarigione dell’anima e del corpo.

L’apostolo Pietro parla senza dubbio di tale fede quando dice : « Ha purificato i loro cuori con la fede » (At 15,9)… La fede pura, vissuta nella carità, mantenuta dalla perseveranza, paziente nell’attesa, umile nella sua affermazione, salda nella fiducia, piena di rispetto nella preghiera e ricca di sapienza in quello che chiede, è certa di ricevere in ogni circostanza questa parola del Signore : « Lo voglio ».

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GLI UCCELLINI IN GABBIA…E GLI 86400 SECONDI…UNA LEZIONE DI VITA…

GLI UCCELLINI IN GABBIA…Un uomo di nome George Thomas era il Pastore della Chiesa del suo piccolo paese.Una Domenica mattina si recò in Chiesa,portando con se una gabbietta arrugginita, la sistemò vicino al pulpito. I fedeli si chiedevano cosa c’entrasse la gabbietta con la predica del giorno, e attendevano, desiderosi di sapere.

Il pastore cominciò a parlare: “Ieri stavo passeggiando, quando vidi un ragazzo con questa gabbia. Nella gabbia c’erano degli uccellini che tremavano per lo spavento. Fermai il ragazzo e gli chiesi: “Figliolo, cosa devi farci con quegli uccellini?”.

E il ragazzo rispose: “Li porto a casa per divertirmi con loro… li stuzzicherò, gli strapperò le piume, vedrò come reagiscono insomma… così loro grideranno, soffriranno, litigheranno tra loro, e io mi divertirò tantissimo”.

Disse il Pastore: “Perché lo fai? Tanto presto o tardi ti stancherai di loro. A quel punto cosa ne farai?”.

E il ragazzo: “Si presto mi stancherò, ma ho dei gatti, e a loro piacciono gli uccelli, li darò a loro”.

Il Pastore rimase in silenzio per un momento, poi disse: “Quanto vuoi per questi uccellini?”. Il ragazzo sorpreso chiese: “Perché li vuoi, sono uccelli di campo, non cantano e non sono nemmeno belli!”

“‘Quanto?”, chiese di nuovo il Pastore. Pensando fosse pazzo, il ragazzo disse: “10 dollari!”.

Il Pastore disse: “AFFARE FATTO!”, prese 10 dollari dalla sua tasca e li mise in mano al ragazzo. Come un fulmine il ragazzo sparì.

Il Pastore prese la gabbia, andò in un campo, aprì la gabbia e lasciò liberi gli uccellini.

Dopo aver chiarito il perché di quella gabbia sul pulpito, il Pastore riprese a raccontare: “Un giorno Satana e Gesù stavano conversando. Satana era appena ritornato dal Giardino di Eden, era borioso e si gonfiava di superbia. Diceva: “Signore, ho appena catturato l’intera umanità, ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza, e un’esca che sapevo ottima… e li ho presi tutti!”.

“Cosa farai con loro?”, chiese Gesù. Satana rispose: “Mi divertirò con loro! Gli insegnerò come sposarsi e divorziare; come odiare e farsi male a vicenda; come bere, fumare e bestemmiare; gli insegnerò a fabbricare armi da guerra, fucili, bombe e ad ammazzarsi fra di loro… Mi divertirò tantissimo!”.

“Ma presto ti stancherai! A quel punto, cosa farai con loro?”, chiese Gesù.

“Li ucciderò! E li porterò con me all’inferno!”, esclamò Satana con superbia.

“Quanto vuoi per loro?”, chiese allora Gesù. E Satana rispose: “Ma va, non la vuoi questa gente, loro sono cattivi… Li prenderai e ti odieranno, ti sputeranno addosso, ti bestemmieranno e ti uccideranno… Non puoi volerli!”.

“Quanto?”, chiese di nuovo Gesù. Satana sogghignando disse: “Tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime… Insomma la tua vita!”.

Gesù disse: “AFFARE FATTO”… e pagò il prezzo.
Non è strano come la gente possa scartare Dio e poi disperarsi e chiedersi come mai il mondo sta andando a rotoli?
Non è strano che alcune persone possono dire: “Io credo in Dio”, e ciò nonostante seguire Satana, che, guarda caso, anche lui ‘crede’ in Dio?
Non è strano come tutti gli uomini possano avere più paura dell’opinione che si faranno gli altri uomini, dell’opinione che si farà il Signore di loro?

86400 SECONDI…

Immaginate che una banca vi apra un conto
di 86400 € con due sole regole da rispettare…
Ogni mattina, al risveglio, abbiamo un credito

prima regola:

alla sera, tutto quello
che non avete speso durante la giornata è PERSO;
Non potete barare accreditando questi soldi
su un altro conto.
Potete solo spendere..
Ogni mattina la banca vi apre un nuovo conto
con 86400€ per la giornata.

Seconda regola

La banca può
interrompere questo “gioco” senza preavviso. Può dirvi a qualsiasi momento che è finito,
che chiude il conto e che non ce ne
saranno altri…..

Cosa fareste?

Spendereste ogni euro facendovi
piacere, offrireste una
quantità di regali alle persone che amate
per rendervi e renderle felici?
Fareste in modo d’utilizzare ogni euro, vero?

l’abbiamo tutti:

Questa banca magica,
È il tempo!

Ogni mattina, al risveglio,
abbiamo un credito
di 86400 secondi di vita per la giornata e quando ci addormentiamo, alla sera, non c’è riporto.
Quello che è stato vissuto è finito,
corrisponde a “ieri”

Ogni mattina la magia ricomincia e noi
giochiamo
con una regola inderogabile:
in ogni momento la nostra vita
può fermarsi senza preavviso.

Allora, cosa ne facciamo dei nostri 86400
secondi quotidiani?
La vita è corta, anche per coloro che passano il loro
tempo trovandola lunga.

 

 

UNA LEZIONE DI VITA…

In un paese lontano, c’era una volta un ragazzo, come tanti ragazzi e ragazze, con un pessimo carattere.

Suo padre, stanco di riprenderlo per i continui litigi con gli amici, un giorno arrivo’ con un sacchetto pieno di chiodi e disse :

” Sono stanco di sentirti dire mi dispiace ogni volta che bisticci con un amico. Prendi questo sacchetto di chiodi e, ogni volta che perderai la pazienza o bisticcerai con qualcuno, pianta un chiodo nella palizzata del giardino “

Il ragazzo sapeva che aveva un pessimo carattere, e capi’ che doveva ascoltare suo padre, cosi’ ubbidi’. Il primo giorno pianto’ 37 chiodi nella palizzata. Alla sera guardo’ sconsolato il legno pieno dei suoi chiodi e ricordo’ il motivo per cui aveva piantato ogni chiodo.
Ogni sera osservava quanti chiodi aveva piantato, e comincio’ ad imparare a controllarsi. Infatti il numeri dei chiodi piantati nella palizzata diminui’ di giorno in giorno: il ragazzo scopri’ che era piu’ facile e meno faticoso controllarsi che piantare tutti quei chiodi.

Finalmente arrivo’ il giorno in cui il ragazzo non ebbe bisogno di piantare nessun chiodo. Orgoglioso del suo successo ando’ dal padre e disse :

” Oggi non ho avuto bisogno di piantare nessun chiodo, perché non ho mai perso la pazienza e neanche bisticciato “

Suo padre si complimento’ molto per il suo miglioramento e lo abbraccio’ stretto, poi lo guardo’ severo dicendogli :

” Sono felice che tu stia imparando. Ora puoi togliere un chiodo dalla palizzata per ogni giorno che trascorri senza perdere la pazienza. Ricordati, pero’, che devi continuare a piantare un chiodo per ogni volta che la perdi. “
Trascorsero molti giorni, il ragazzo era felice quando alla sera poteva togliere un chiodo. Certi giorni invece era un disastro, e doveva piantare nuovi chiodi, buttando all’aria il lavoro dei giorni precedenti. Quelle sere dormiva male e si riprometteva di impegnarsi di piu’ il giorno successivo. Non poteva dimenticare l’importanza del compito che il padre gli aveva assegnato, vedere i chiodi piantati nella palizzata che venivano tolti e a volte ripiantati, lo aiutava a capire quanto dipendesse solo da lui potersi migliorare.
Non fu facile, ma una sera, si presento’ dal padre raggiante.
” Non e’ rimasto neanche un chiodo, sono riuscito a levare tutti i chiodi dalla palizzata. “

Il padre fu molto felice e quella sera mangiarono assieme il dolce e anche le fragole con la panna, e fece raccontare al figlio tutte le fatiche e i cambiamenti che aveva dovuto affrontare per non piantare piu’ chiodi.
Al mattino il padre ando’ a svegliare il figlio di buon ora e assieme si diressero alla palizzata.

” Figliolo, ti sei comportato bene ma guarda quanti buchi hai lasciato.”

Fece toccare al ragazzo i fori e le schegge di legno che erano state tolte insieme ai chiodi.

”  Questa palizzata non sara’ mai piu’ come prima. “
continuo’ il padre
” Quando litighi con qualcuno e gli dici delle cose cattive, gli lasci delle ferite come queste. “

Il ragazzo ascoltava cercando di togliere le schegge di legno, ma comprese che quei segni non sarebbero mai potuti scomparire del tutto, neanche stuccando, o levigando e verniciando di nuovo. Il legno non avrebbe piu’ potuto tornare integro.

Il padre cinse il figlio per le spalle avviandosi verso casa.
“Puoi infilzare un uomo con un coltello, e poi toglierlo, ma lascerai sempre una ferita, una cicatrice rimarra’ sempre. Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita rimarra’. Ricordati sempre che le parole possono essere come coltelli affilati e una ferita verbale e’ altrettanto dolorosa di una fisica.”

Il ragazzo non dimentico’ mai piu’ l’insegnamento del padre.

Preghiera trovata nello zaino
di un soldato morto nel 1944 durante la
battaglia di
Montecassino

ASCOLTAMI, O DIO!

M’avevano detto che tu non esistevi
ed io, come un idiota, ci avevo creduto.
Ma l’altra sera, dal fondo
della buca di una bomba,
ho veduto il tuo cielo.

All’improvviso mi sono reso conto
che m’avevano detto una
menzogna.
Se mi fossi preso la briga di guardare bene
le cose
che hai fatto tu,
avrei capito subito che quei tali
si
rifiutavano di chiamare gatto un gatto.

Strano che sia stato
necessario
ch’io venissi in questo inferno
per avere il tempo di
vedere il tuo volto!
Io ti amo terribilmente…
ecco quello che
voglio che tu sappia.
Ci sarà tra poco una battaglia spaventosa.
Chissà?
Può darsi che io arrivi da te questa sera stessa.

Non siamo stati buoni compagni fino ad ora
e io mi domando, mio
Dio,
se tu mi aspetterai sulla porta.
Guarda: ecco come
piango!

Proprio io, mettermi a frignare!
Ah, se ti avessi
conosciuto prima
Andiamo! Bisogna che io parta.
Che cosa
buffa:
dopo che ti ho incontrato non ho più paura di morire.
Arrivederci!

LOURDES….

LE APPARIZIONI RACCONTATE DA BERNADETTE

PRIMA APPARIZIONE – 11 FEBBRAIO 1858

La prima volta che fui alla grotta era il giovedì 11 febbraio. Andavo a raccogliere la legna con due altre ragazzine. Quando fummo al mulino io domandai loro se volevano vedere dove l’acqua del canale andava a congiungersi col Gave. Esse mi risposero di sì. Di là noi seguimmo il canale e ci trovammo davanti a una grotta, non potendo andare più lontano. Le mie due compagne si misero in condizione di attraversare l’acqua che era davanti alla grotta. Esse attraversarono l’acqua. Si misero a piangere. Domandai loro perché piangessero. Mi dissero che l’acqua era fredda. Io le pregai di aiutarmi a gettare delle pietre nell’acqua per vedere se potessi passare senza scalzarmi. Mi dissero di fare come loro, se volevo. Io andai un po’ più lontano a vedere se potevo passare senza scalzarmi ma non potei. Allora ritornai davanti alla grotta e mi misi a scalzarmi. Avevo appena tolto la prima calza che sentii un rumore come se ci fosse stato un colpo di vento. Allora voltai la testa dalla parte del prato (dal lato opposto alla grotta). Vidi che gli alberi non si muovevano. Allora ho continuato a scalzarmi. Sentii ancora lo stesso rumore. Appena alzai la testa guardando la grotta, scorsi una signora in bianco.

L’apparizione della Vergine

Aveva un vestito bianco, un velo bianco e una cintura azzurra e una rosa su ogni piede, del colore della catenella del suo rosario. Allora fui un po’ impressionata. Credevo di sbagliarmi. Mi strofinai gli occhi. Guardai ancora e vidi sempre la stessa signora. Misi la mano in tasca; vi trovai il mio rosario. Volevo fare il segno della croce. Non potei arrivare con la mano fino alla fronte. La mano mi cadeva. Allora lo sbigottimento s’impadronì più fortemente di me. La mia mano tremava. Tuttavia non fuggii. La signora prese il rosario che teneva tra le mani e fece il segno della croce. Allora provai una seconda volta a farlo e potei. Appena ebbi fatto il segno di croce scomparve il grande sbigottimento che provavo. Mi misi in ginocchio. Ho recitato il rosario in presenza di quella bella signora. La visione faceva scorrere i grani del suo, ma non muoveva le labbra. Quando ebbi finito il mio rosario, mi fece segno di avvicinarmi, ma non ho osato. Allora disparve all’improvviso. Mi misi a togliere l’altra calza per attraversare quel po’ d’acqua che si trovava davanti alla grotta (per andare a raggiungere le mie compagne) e ci siamo ritirate. Cammin facendo ho domandato alle mie compagne se non avevano visto niente. – No – mi risposero. L’ho domandato loro ancora. Mi dissero che non avevano visto niente. Allora aggiunsero: – E tu hai visto qualcosa? Allora dissi loro: – Se non avete visto niente, neppure io. Credevo di essermi sbagliata. Ma ritornando, lungo la strada mi domandavano ciò che avevo visto. Ritornavano sempre su quello. Io non volevo dirlo loro, ma mi hanno talmente pregata che mi sono decisa a dirlo: ma a condizione che non ne parlassero a nessuno. Mi promisero di mantenere il segreto. Ma appena arrivate a casa, niente di più urgente che dire ciò che avevo visto. Ecco per la prima volta.

SECONDA APPARIZIONE – 14 FEBBRAIO 1858

La seconda volta era la domenica seguente. Ci ritornai perché mi sentivo spinta interiormente. Mia madre mi aveva proibito di andarci. Dopo la messa cantata, le altre due ragazzine e io fummo ancora a chiederlo a mia madre. Non voleva. Mi diceva che temeva che cadessi nell’acqua. Temeva che non sarei tornata per assistere ai vespri. Le promisi di sì. Mi diede allora il permesso di andare. Fui alla parrocchia a prendere una bottiglia d’acqua benedetta per gettarla alla visione quando fossi alla grotta, se la vedevo. Arrivate là, ciascuna prese il suo rosario e ci mettemmo in ginocchio per dirlo. Avevo appena detto la prima decina che scorsi la stessa signora. Allora mi misi a gettarle l’acqua benedetta dicendole, se veniva da parte di Dio di restare, se no di andarsene; e mi affrettavo sempre a gettargliene. Si mise a sorridere, a inchinarsi e più io annaffiavo, più sorrideva e piegava la testa e più la vedevo fare quei segni… e allora presa da timore mi affrettavo ad aspergerla e lo feci finché la bottiglia fu terminata. Quando ebbi finito di recitare il mio rosario, scomparve. Ecco per la seconda volta.

TERZA APPARIZIONE – 18 FEBBRAIO 1858

La terza volta, il giovedì seguente: vi furono alcune persone importanti che mi consigliarono di prendere della carta e dell’inchiostro e di domandarle, se aveva qualcosa da dirmi, di avere la bontà di metterlo per scritto. Ho detto le stesse parole alla signora. Si mise a sorridere e mi disse che ciò che aveva da dirmi non era necessario scriverlo, ma se volevo avere la compiacenza di andarci per quindici giorni. Le risposi di sì. Mi disse anche che non mi prometteva di farmi felice in questo mondo, ma nell’altro.

LA QUINDICINA – DAL 19 FEBBRAIO AL 4 MARZO 1858

Vi ritornai quindici giorni. La visione apparve tutti i giorni ad eccezione di un lunedì e di un venerdì. Un giorno mi disse che dovevo andare a bere alla fontana. Non vedendola, andai al Gave. Mi disse che non era là. Mi fece segno col dito mostrandomi la fontana. Ci andai. Non vidi che un po’ d’acqua che assomigliava a del fango. Vi portai la mano; non potei prenderne. Mi misi a scavare; poi potei prenderne. Per tre volte l’ho gettata. Alla quarta volta potei. Mi fece anche mangiare un’erba che si trovava dove io fui a bere (una volta solamente). Poi la visione scomparve e io mi ritirai.

DAL SIGNOR CURATO – 2 MARZO 1858

Mi disse di andare a dire ai preti di far costruire là una cappella. Fui a trovare il signor curato per dirglielo. Mi guardò un momento e mi disse con un tono non molto gentile: – Che cosa è questa signora? Gli risposi che non lo sapevo. Poi m’incaricò di domandarle il suo nome. Il giorno dopo glielo chiesi. Ma ella non faceva che sorridere. Al ritorno fui dal signor curato e gli dissi che avevo fatto la commissione, ma che non avevo avuto altra risposta. Allora mi disse che si prendeva gioco di me e che farei bene a non più ritornarci; ma io non potevo impedirmi di andarci.

L’APPARIZIONE DEL 25 MARZO 1858

Ella mi ripeté più volte che dovevo dire ai preti che li si doveva fare una cappella e d’andare alla fontana per lavarmi e che dovevo pregare per la conversione dei peccatori. Nello spazio di questi quindici giorni mi diede tre segreti che mi proibì di dire. Sono stata fedele fino ad ora. Dopo i quindici giorni le ho domandato di nuovo chi fosse. Sorrideva sempre. Infine mi azzardai una quarta volta. Allora, tenendo le due braccia aperte, alzò gli occhi guardando il cielo, poi mi disse, giungendo le mani all’altezza del petto, che era l’Immacolata Concezione. Sono le ultime parole che mi ha rivolto. Aveva gli occhi azzurri…

«DAL SIGNOR COMMISSARIO… »

La prima domenica della quindicina, appena uscii dalla chiesa, una guardia mi prese per il cappuccio e mi ordinò di seguirla. La seguii e cammin facendo mi disse che stavano per buttarmi in prigione. Ascoltavo in silenzio e arrivammo così dal commissario di polizia. Mi fece passare in una camera dove era solo. Mi diede una sedia e mi sedetti. Prese poi della carta e mi disse di raccontargli ciò che era avvenuto alla grotta. Lo feci. Dopo aver messo alcune righe come io gliele avevo dettate, metteva altre cose che mi erano estranee. Poi mi disse che mi avrebbe fatto la lettura per vedere se si era sbagliato. E ciò che fece; ma aveva appena letto alcune righe che c’erano degli errori. Allora replicai: – Signore, non vi ho detto ciò! Allora andò in collera assicurando di si; e io ripetevo sempre di no. Queste discussioni durarono per alcuni minuti e quando vide che io persistevo a dirgli che si era sbagliato, che io non gli avevo detto ciò, andava un po’ più lontano e ricominciava a leggere ciò di cui io non avevo mai parlato; e io a sostenere che non era così. Era sempre la stessa ripetizione. Sono restata là un’ora o un’ora mezzo. Di tanto in tanto sentivo delle pedate vicino alle porte e alle finestre e delle voci d’uomini che gridavano: – Se non la lasciate uscire, sfondiamo la porta. Quando venne il momento di andarmene, il commissario m’accompagnò, aprì la porta e là vidi mio padre che mi aspettava con impazienza e una folla di altra gente che mi aveva seguito dalla chiesa. Ecco per la prima volta che io fui obbligata a comparire davanti a questi signori.

« DAL SIGNOR PROCURATORE… »

La seconda volta, dal signor Procuratore Imperiale. Nella stessa settimana, egli mandò lo stesso agente facendomi dire di trovarmi alle sei dal Procuratore Imperiale. Mi recai con mia madre; mi domandò cos’era avvenuto alla grotta. Gli raccontai tutto e lo mise per scritto. Poi me ne fece la lettura come aveva fatto il commissario di polizia, aveva messo cioè certe cose che non gli avevo detto. Allora gli dissi: – Signore, non vi ho detto ciò! Sostenne di si; e per tutta risposta gli dissi di no. Infine, dopo aver abbastanza combattuto mi disse che si era sbagliato. Poi continuò la lettura; e faceva sempre nuovi errori dicendomi che aveva le carte del commissario e che non era la stessa cosa. Gli dicevo che gli avevo (ben) raccontato la stessa cosa e che se il commissario si era sbagliato tanto peggio per lui! Allora disse a sua moglie di mandare a cercare il commissario e una guardia per andare a farmi dormire in prigione. La mia povera mamma piangeva da un po’ e mi guardava di tanto in tanto. Quando sentì che bisognava dormire in prigione le sue lacrime caddero con più abbondanza. Ma io la consolavo dicendole: – Siete ben buona a piangere perché andiamo in prigione! Non abbiamo fatto alcun torto a nessuno. Allora ci offrì delle sedie, al momento di partire, per attendere la risposta. Mia madre ne prese una perché era tutta tremante da quando eravamo là in piedi. Per me ringraziai il signor Procuratore é mi sedetti per terra come i sarti. C’erano degli uomini che guardavano da quella parte e quando videro che non uscivamo mai, si misero a battere alla porta, a pedate, benché ci fosse la guardia: non ne era il padrone. Il Procuratore usciva di tanto in tanto alla finestra per dir loro di fare piano. Gli si rispose di farci uscire, altrimenti non si finirebbe! Allora si decise a rimandarci e ci disse che il commissario non aveva tempo e che la cosa era rimandata a domani.

PAROLE RIVOLTE DALLA VERGINE A BERNARDETTA SOUBIROUS

Le altre parole che si aggiungono talvolta non sono autentiche. Il 18 febbraio. Bernardetta tende penna e carta alla signora dicendole: «Vorreste avere la bontà di mettere il vostro nome per scritto? ». Ella risponde: «Non è necessario» – «Volete avere la cortesia di venire qui per quindici giorni?» – «Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro». Il 21 febbraio: «Pregherete Dio per i peccatori». Il 23 o 24 febbraio: «Penitenza, penitenza, penitenza». Il 25 febbraio: «Andate a bere alla fontana e a lavarvi» – «Andate a mangiare di quell’erba che è là» – «Andate a baciare la terra come penitenza per i peccatori». Il 2 marzo: «Andate a dire ai preti di far costruire qui una cappella» – «Che vi si venga in processione». Durante la quindicina, la Vergine insegnò una preghiera a Bernardetta e le disse tre cose che riguardavano solo lei, poi aggiunse con un tono severo: «Vi proibisco di dire ciò a chiunque». Il 25 marzo: «Io sono l’Immacolata Concezione».

Le apparizioni de Le Tre Fontane (1947)

Bruno Cornacchiola nasce a Roma il 9 maggio 1913. La sua famiglia, povera materialmente, è addirittura squallida nei valori spirituali. Sua madre, assillata dal lavoro fuori casa, non può dedicarsi alla loro educazione. Suo padre, quasi sempre ubriaco, lo picchia spesso, tanto che ad un certo momento decide di non rincasare più la sera e passa la notte in qualche grotta della periferia di Roma o nei locali presso la Scala Santa.
Bruno racconta di sé:

"Viaggiavo in ferrovia e non pagavo il biglietto perché mi nascondevo sotto i sedili delle carrozze quando passava il bigliettaio e se si presentava l’occasione rubavo, preoccupato soltanto di non farmi prendere dai carabinieri. ..".

A 23 anni si sposa con Iolanda Lo Gatto. Non vuole però ricevere il Sacramento del Matrimonio e solo per accontentare la futura moglie accondiscende a celebrarlo in sacrestia.

Durante la guerra civile in Spagna parte come volontario, attratto dal miraggio della buona remunerazione, e vi rimane tre anni. Fa amicizia con un soldato tedesco, protestante, che gli instilla l’odio per la Chiesa e il Papa. Finita la guerra di Spagna, prima di ritornare in patria entra in un’armeria a Toledo e compra un pugnale, sul cui manico scrive: "A morte il Papa".
Arrivato in patria, è preoccupato nella ricerca di un lavoro e per il problema religioso che lo sconvolge. In quei giorni stende il suo piano:

"Per salvare l’umanità dovrò uccidere i preti in qualunque luogo, cercherò in tutti i modi di distruggere la Chiesa cattolica e sarà mio dovere pugnalare il Papa".

Vuole convincere la moglie ad abbandonare la sua fede cattolica e spesso la picchia. Un giorno la moglie, esasperata, fa con lui uno strano patto: "Bruno, tu vuoi che io entri con te a far parte della Chiesa protestante. .. Accetto, ma ad una condizione: ti devi confessare e ricevere la comunione nei primi nove venerdì del mese. Se alla fine di questa pia pratica vorrai ancora cambiare religione ti seguirò anch’io, se no continueremo insieme nella fede del nostro battesimo".

L’uomo acconsente e riceve per nove volte, ogni primo venerdì del mese, l’Eucaristia, ma non muta parere; così, fallita la prova, la moglie passa con lui al protestantesimo.

Ma Cristo lo attende al varco.

L’APPARIZIONE

Il 12 aprile 1947, sabato, decide di andare con i suoi figlioli al lido di Ostia, ma giunto alla stazione ostiense, il treno era già partito. Allora si dirige verso la località "Tre Fontane", nello spiazzo antistante l’abbazia dei Trappisti. Si rivolge ai bambini:

"Gianfranco, Carlo, Isola, voi potete giocare a palla, ma non allontanatevi troppo".

Essi partono immediatamente, sparendo e apparendo tra le piante con grida festose, mentre Bruno si siede su un muretto, ai margini del boschetto di eucalipti, per preparare uno scritto contro la Vergine Maria. Si è portato una Bibbia e dei fogli e subito getta su un foglio le prime battute: "La Madonna non è Vergine, non è Immacolata, non è Assunta in cielo…".

Frattanto i bambini lo chiamano:

"Papà, abbiamo perduto la palla, vieni a cercarla con noi!" .

Egli si alza e incontrato Carlo, il più grandicello, si dispone con lui a ispezionare il terreno. Isola si sposta e raccoglie fiori. Gianfranco siede in disparte per sfogliare un giornalino. Cornacchiola racconta:

"Carlo ed io scendemmo nella scarpata verso via Laurentina per trovare la palla, ma non la vedemmo. Desiderando assicurarmi che il più piccolo non si fosse allontanato dal luogo assegnatogli, lo chiamavo per nome ed egli mi rispondeva. Ad un certo momento, però, non lo sentii più e pur avendo alzato la voce, non ebbi nessuna risposta. Preoccupato risalii, mi portai verso i cespugli vicino alla grotta dove l’avevo lasciato, ma non lo vidi. Perciò gridai ancora più forte:

"Gianfranco, dove sei?" – Invano.

Sempre più preoccupato lo cercavo affannosamente tra i cespugli e le rocce e finalmente trovai il bambino inginocchiato all’ingresso di una grotta, a sinistra di chi la guarda. Teneva le mani giunte come se pregasse e guardava all’interno con viva attenzione, sorridendo e bisbigliando qualcosa. Mi avvicinai di più e udii distintamente tali parole:

"Bella Signora!… Bella Signora!…" .

"Che dici, Gianfranco, – chiesi – che cosa fai?" .

Credevo fosse un gioco di bambini, poiché nessuno in casa aveva insegnato a lui, non ancora battezzato, quell’atteggiamento di preghiera.

Allora chiamai:

"Isola, vieni giù, spiegami tu qualcosa!" .

Mi obbedì e…

"Cosa c’è là dentro? – domandai – Vedi niente tu?"

"No papà" – risponde, e nello stesso tempo anch’essa cadde in ginocchio a destra del fratellino. I fiori le uscirono dalle mani, mentre lo sguardo era fisso all’interno della grotta. Anche lei sottovoce bisbigliava:

"Bella Signora!… Bella Signora!…" .

Io, stizzito più che mai, mi chiedevo la motivazione del curioso modo di fare dei figli che, in ginocchio, guardavano incantati verso l’interno della grotta, ripetendo le stesse parole. Pensai di chiamare Carlo che stava ancora cercando la palla e…

"Vieni anche tu qui – pregai – e spiegami che fanno i tuoi fratelli in quella curiosa posizione… Forse l’avete preparato voi questo gioco?" .

"Ma cosa dici – egli osservò – di quale gioco parli?… Non lo conosco e non lo so fare!" .

Appena pronunciate simili parole anche lui cadde in ginocchio a destra di Isola, con le mani giunte e gli occhi fissi ad un punto che lo affascinava entro la grotta, ripetendo le stesse parole:

"Bella Signora!…".

"È troppo! – gridai – Anche tu mi prendi in giro!".

Non ne potevo più e con i nervi a pezzi:

"Carlo, – imposi – via di qui".

E, poiché non si muoveva, cercai di alzarlo, ma non ci riuscii. Sembrava di piombo. Allora ebbi paura. Mi avvicinai trepidante alla bambina e:

"Isola – la invitai – alzati e non fare come Carlo!".

Quella non rispose. Tentai di smuoverla ma non ci riuscii. Invaso dal terrore, nell’osservare le pupille dilatate dei figli estatici e il pallore dei loro volti, abbracciai il più piccolo e:

"Su alzati. – dissi – È possibile che le mie braccia siano state private di tanta energia?".

A questo punto:

"Ma che cosa succede qui? – esclamai – Ci sono forse delle streghe nella grotta oppure qualche diavolo?…".

Poi, istintivamente:

"Chiunque tu sia, fossi anche un prete, vieni fuori!".

Entrai nell’antro, deciso di prendere a pugni lo strano essere, ma la grotta era vuota".

Cornacchiola esce allora in preda alla disperazione e, piangendo convulsamente, alza le braccia e gli occhi al cielo e grida:

"Dio, salvaci tu!”.

"Quand’ecco – egli dice – emessa l’invocazione, vidi improvvisamente due candidissime mani che si muovevano verso di me e sentii che mi sfioravano la faccia. Ebbi la sensazione che mi si strappasse qualcosa dagli occhi. In quell’istante provai un certo dolore e rimasi nell’oscurità più profonda…

A questo punto io non vedevo più né la cavità né ciò che vi stava dentro, ma fui invaso da un’insolita gioia".

In quell’istante è rapito dalla visione di una giovanile figura di donna, avvolta nello splendore di una luce d’oro, ferma e dolcemente statica. Bruno la fissa con trasporto, vinto dal fascino di tanta bellezza, attratto da quella luce che, pur intensissima, non offende la vista ma lo inonda di soavità sovrumana. La donna veste una tunica bianca e luminosa, stretta ai fianchi da una fascia rosa. Ha capelli neri, un tantino sporgenti dal velo verde-prato che la copre dalle spalle ai piedi. Da sotto la vesta escono i piedi nudi e verginali, fermi sopra un masso di tufo anch’esso circondato di luce. Nella mano destra regge, appoggiandolo al petto, un libro di colore grigio, su cui tiene pure l’altra mano. Soprattutto è affascinato dal volto di quella creatura, un volto in cui si fondono il candore innocente della puerizia, la vaghezza e la grazia della verginità, la gravità maestosa della sublime maternità. Continua il veggente:

"Vidi che la bella Signora lentamente muoveva la mano sinistra ed indicava qualcosa ai suoi piedi. Guardai e vidi a terra un drappo nero sostenente una croce spezzata".

Cornacchiola pensa che quel drappo nero, simile a una veste stracciata, e la croce spezzata, volessero alludere all’abito talare, con ogni altro segno di distinzione, da molti religiosi e sacerdoti ormai messo da parte.

"Il mio primo impulso fu quello di lanciare un grido, ma la voce mi moriva in gola".

L’Apparizione, quasi offrendo il libro che teneva in mano, con tono ineffabilmente dolce disse:

"Sono Colei che sono nella Trinità Divina".

"Sono la VERGINE DELLA RIVELAZIONE”.

"Tu mi perseguiti, ora basta! Entra nell’ovile santo, corte celeste in terra. Il giuramento di Dio è e rimane immutabile: i nove venerdì del Sacro Cuore, che tu facesti, amorevolmente spinto dalla tua fedele sposa prima di iniziare la via dell’errore, ti hanno salvato!".

Intanto un profumo misterioso e indefinibile inonda l’ambiente e sembra coprire la sporcizia del suolo, triste strascico di squallidi incontri.

Dopo essersi così presentata, la celestiale Signora tiene una prolungata allocuzione al figlio che sta per ritornare a Dio, parte della quale è rivolta a lui stesso e a tutti i fedeli, l’altra invece contiene un messaggio segreto per il Santo Padre. Poi continua:

"Desidero darti una sicura prova della divina realtà che stai vivendo, perché tu possa escludere ogni altra motivazione del tuo incontro, compresa quella del nemico infernale. E questo è il segno: Quando incontrerai un sacerdote nella chiesa o per via, avvicinalo e rivolgigli questa espressione: "Padre, le devo parlare!". Se costui ti risponderà: "Ave Maria, figliolo, cosa vuoi?" pregalo di fermarsi perché è quello da me scelto. A lui manifesterai ciò che il cuore ti dirà e obbediscilo, ti indicherà infatti un altro sacerdote con queste parole: "Quello fa per il tuo caso".

"Ti recherai poi dal Santo Padre, il supremo pastore della cristianità e gli consegnerai personalmente il mio messaggio. Ti condurrà dal Papa qualcuno che io ti indicherò".

"Alcuni a cui tu narrerai questa visione non ti crederanno, ma non lasciarti deprimere…".

Poi, con atteggiamento di materna benignità e serena mestizia, l’incantevole Signora gira su se stessa e si allontana.


Nel messaggio, la Madonna chiede con insistenza a tutti la preghiera ed invita alla recita del Rosario:

"Si preghi assai e si reciti il Rosario quotidiano per la conversione dei peccatori, degli increduli e per l’unità dei cristiani. Le Ave Maria che voi dite con fede e amore, sono tante frecce d’oro che raggiungono il Cuore di Gesù".

Ed ecco, quasi a premio di coloro che ascolteranno il suo materno messaggio, la Vergine promette celesti favori:

"Con questa terra di peccato opererò potenti miracoli per la conversione degli increduli".

Nella sua bontà Ella vuole anche svelare il Figlio nei misteri della sua vita intima, legata alla Augusta Trinità:

"Il mio corpo non poteva marcire e non marcì. Mio Figlio e gli angeli mi vennero a prendere al momento del mio trapasso".


Il 9 dicembre 1949 il Santo Padre Pio XII invitò i tranvieri di Roma, accompagnati da padre Rotondi, a recitare con lui il Rosario nella sua cappella privata. Lasciamone la descrizione a Cornacchiola:

"Tra i lavoratori c’ero anch’io; portavo con me il pugnale e la Bibbia sulla quale stava scritto: "Questa è la morte della Chiesa Cattolica, col Papa in testa". Volevo consegnare al Santo Padre il pugnale e la Bibbia. Finito il Rosario il Papa disse:

"Qualcuno di voi mi vuol parlare?".

Io mi inginocchiai e dissi:

"Santità, sono io!".

Gli altri lavoratori fecero largo per il passaggio del Papa; egli si chinò verso di me, mi pose la mano sulla spalla, avvicinò il suo volto al mio e chiese:

"Cosa c’è, figlio mio?".

"Santità, qui c’è la Bibbia protestante che interpretavo erroneamente e con la quale ho ucciso molte anime".

Piangendo consegnai anche il pugnale sul quale stava scritto "Morte al Papa" e sussurrai:

– "Chiedo perdono di aver osato solo pensare a tanto. Avevo progettato di ucciderla con questo pugnale!".

Il Santo Padre prese quegli oggetti, mi guardò, sorrise e osservò:

"Caro figlio, con ciò non avresti fatto altro che dare un nuovo martire alla Chiesa, ma a Cristo una vittoria dell’amore.."

Eluana….

Messaggio del 2 luglio 2006 (Messaggio straordinario dato a Mirjana)
Cari figli, Dio vi ha creato con la libera volontà perché conosciate e scegliete la Vita o la Morte. Io come madre, con amore materno, desidero aiutarvi nella conoscenza e nella scelta della vita. Figli miei, non ingannatevi con la pace falsa e la gioia falsa. Permettete figlioli miei, che io vi mostri la vera via, la via che conduce alla vita: a mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 aprile 2001
Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. Figlioli, la preghiera opera miracoli. Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il rosario e pregate; pregate finché la preghiera diventi un’incontro gioioso con il vostro Salvatore. Sono con voi e intercedo e prego per voi, figlioli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Messaggio del 25 ottobre 2002
Cari figli, vi invito anche oggi alla preghiera. Figlioli, credete che con la preghiera semplice si possono fare dei miracoli. Attraverso la vostra preghiera, voi aprite il vostro cuore a Dio e Lui opera miracoli nella vostra vita. Guardando i frutti, il vostro cuore si riempie di gioia e di gratitudine verso Dio per tutto quello che fa nella vostra vita e attraverso voi per gli altri. Pregate e credete figlioli, Dio vi da delle grazie e voi non le vedete. Pregate e le vedrete. Che la vostra giornata sia riempita di preghiera e ringraziamento per tutto quello che Dio vi da. Grazie per aver risposto alla mia chiamata

Messaggio del 7 settembre 1983 (Messaggio dato al gruppo di preghiera)
Io sono la vostra madre. Apro continuamente le mani verso di voi. Io vi amo. Amo in particolare i miei figli che sono nella malattia, nella sofferenza e nel peccato. Io sono madre di tutti.

In questo momento cosi’delicato bisogna pregare per la vita di Eluana.
Innalziamo la nostra preghiera di intercessione a Dio Padre di ogni uomo, nella certezza di essere ascoltati…
Si può scegliere qualsiasi forma di preghiera.
Tale momento di preghiera inizierà oggi fino a Domenica; ogni giorno dalle 15.00 alle 16.00 ci uniremo in raccoglimento.
Chi può partecipi anche alla Santa Messa, offrendo l’intenzione per Eluana.
un abbraccio a tutti in unione di preghiera
 
 
Facciamo girare questa iniziativa sia via e-mail che via blog…
 
Salviamo Eluana con la Preghiera.(dal blog di Agape)

Messaggi della Madonna sul Paradiso,Purgatorio ed Inferno …

Messaggio del 2 novembre 1983 (Messaggio straordinario)
La maggior parte degli uomini, quando muore, va in Purgatorio. Un numero pure molto grande va all’Inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in Paradiso al momento della vostra morte.
Messaggio del 25 luglio 1982 (Messaggio straordinario)
Oggi molti vanno all’inferno. Dio permette che i suoi figli soffrano nell’inferno perche’ hanno commesso colpe gravissime e imperdonabili. Coloro che vanno all’inferno non hanno piu’ possibilita’ di conoscere una sorte migliore. Le anime dei dannati non si pentono e continuano a rifiutare Dio. E li lo maledicono ancor piu’ di quanto non facessero prima, quando erano sulla terra. Diventano parte dell’inferno e non vogliono essere liberate da quel luogo.
Messaggio del 3 febbraio 1984 (Messaggio straordinario)
«Ogni persona adulta è in grado di conoscere Dio. Il peccato del mondo consiste in questo: che non cerca affatto Dio. Per coloro che adesso dicono di non credere in Dio, quanto sarà duro allorché si avvicineranno al trono dell’Altissimo per sentirsi condannare all’inferno».
Messaggio del 20 luglio 1982 (Messaggio straordinario)
In Purgatorio ci sono tante anime e tra queste anche persone consacrate a Dio. Pregate per loro almeno sette Pater Ave Gloria e il Credo. Ve lo raccomando! Molte anime sono in Purgatorio da molto tempo perche’ nessuno prega per loro. Nel Purgatorio ci sono diversi livelli: i piu’ bassi sono vicini all’Inferno mentre quelli elevati si avvicinano gradualmente al Paradiso.
Messaggio del 5 luglio 1985 (Messaggio dato al gruppo di preghiera)
Rinnovate le due preghiere insegnate dall’angelo della pace ai pastorelli di Fatima: “Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo corpo, sangue, anima e divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze da cui egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore e per intercessione del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione dei poveri peccatori”. “Mio Dio, io credo e spero, ti amo e ti ringrazio. Ti chiedo perdono per chi non crede e non spera, non ti ama e non ti ringrazia”. Rinnovate anche la preghiera a San Michele: “San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia. Sii tu il nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del demonio. Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli. E tu, principe della milizia celeste, con la potenza divina, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime”.

Messaggio del 8 agosto 1986 (Messaggio dato al gruppo di preghiera)
Se vivrete abbandonati a me, non sentirete neanche il passaggio tra questa vita e l’altra vita. Potrete cominciare a vivere la vita del Paradiso già da ora sulla terra.

Messaggio del 1 novembre 1986 (Messaggio dato al gruppo di preghiera)
Figli cari! Fate il Paradiso amandovi qui sulla terra tra di voi!

Messaggio del 13 novembre 1986
Cari figli, oggi vi invito tutti a pregare con tutto il cuore e a cambiare di giorno in giorno la vostra vita. Specialmente vi invito, cari figli, a incominciare a vivere santamente con le vostre preghiere e sacrifici, perché desidero che ognuno di voi, che è stato a questa fonte di grazia, arrivi in Paradiso con il dono speciale che è stato dato a me, cioè la santità. Perciò cari figli, pregate e cambiate ogni giorno la vostra vita affinché diventiate santi. Io sarò sempre vicino a voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 13 novembre 1986 (Messaggio straordinario)
«Cari figli, io desidero che tutti voi che siete stati a questa fonte di grazie, o vicino a questa fonte di grazie, veniate a portarmi un regalo speciale, in paradiso: la vostra santità».

Messaggio del 18 dicembre 1986
Cari figli, di nuovo oggi desidero invitarvi alla preghiera. Quando pregate, voi siete molto più belli: come i fiori che dopo la neve mostrano tutta la loro bellezza e tutti i colori diventano indescrivibili. Così anche voi, cari figli, dopo la preghiera mostrate davanti a Dio tutta la bellezza per divenirgli cari. Perciò, cari figli, pregate e aprite il vostro interno al Signore perché Lui faccia di voi un armonioso e bel fiore per il Paradiso. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 25 ottobre 1987
Cari figli, oggi desidero invitarvi tutti a far sì che ognuno di voi si decida per il Paradiso. Il cammino è difficile per tutti coloro che non si sono decisi per Dio. Cari figli, decidetevi, e credete che Dio vi si offre nella sua pienezza. Voi siete invitati, e bisogna che rispondiate al Padre che vi invita attraverso di me. Pregate, perché nella preghiera ognuno di voi potrà raggiungere l’amore completo. Vi benedico, e desidero aiutarvi a far sì che ognuno di voi sia sotto il mio manto. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 2 novembre 1982 (Messaggio straordinario)
Le anime del Purgatorio aspettano le vostre preghiere e i vostri sacrifici.

Messaggio del 6 novembre 1986
Cari figli, Oggi desidero invitarvi a pregare ogni giorno per le anime del Purgatorio. Ad ogni anima è necessaria la preghiera e la grazia per giungere a Dio e all’amore di Dio. Con questo anche voi, cari figli, ricevete nuovi intercessori, che vi aiuteranno nella vita a capire che le cose della terra non sono importanti per voi; che solo il cielo è la meta a cui dovete tendere. Perciò, cari figli, pregate senza sosta affinché possiate aiutare voi stessi e anche gli altri, ai quali le preghiere porteranno la gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 20 dicembre 1983 (Messaggio dato al gruppo di preghiera)
(La veggente Jelena Vasilj racconta l’esperienza del dolore avuta in una visione, n.d.r.) Mi è apparsa la Madonna in una luce così forte che non potevo tenere gli occhi aperti. Poi ho cominciato ad avere male alla testa e un po’ alla volta il dolore si è esteso a tutto il corpo. La Madonna per due volte mi ha ripetuto: “Pregate affinchè il mio amore si estenda a tutto il mondo!” Poi aggiunse: “Tu devi conoscere le miserie di questo mondo. Stasera te le mostrerò. Guardiamo l’Africa”. E così mi ha mostrato della gente povera che costruiva case di argilla mentre alcuni ragazzi portavano della paglia. Poi vidi una madre col suo bambino che piangendo si recava presso un’altra famiglia per chiedere se avevano qualcosa da mangiare perché il suo bambino stava per morire di fame. Le risposero che non avevano più nulla, neanche un po’ d’acqua. Quando quella donna tornò dal suo bambino scoppiò a piangere e il bambino le chiese: “Mamma, sono tutti così nel mondo?” Ma la madre non gli rispose. Accarezzò il bambino che dopo poco morì. E con gli occhi pieni di lacrime la mamma disse ad alta voce: “Ci sarà qualcuno che ci ama?”. Poi mi apparve un’altra donna negra che cercava nella sua casa qualcosa da mangiare per i suoi figli ma non trovò neanche delle briciole. E i suoi numerosi bambini piangevano per la fame e si lamentavano dicendo: “Ci sarà qualcuno che ci vuol bene? Ci sarà qualcuno che ci donerà un po’ di pane?” Poi riapparve la Madonna che mi disse: “Adesso ti mostrerò l’Asia”. Vidi un paesaggio di guerra: fuoco, fumo, rovine, case distrutte. Uomini che uccidevano altri uomini. Mentre si sparava, donne e bambini gridavano e piangevano per la paura. Poi apparve ancora la Madonna che mi disse: “Ora ti mostrerò l’America”. Vidi un ragazzo e una ragazza molto giovani che fumavano la droga. Vidi anche altri ragazzi che se la iniettavano con le siringhe. Poi arrivò un poliziotto ed uno di quei ragazzi lo pugnalò al cuore. Ciò mi procurò dolore e tristezza. Allora quella scena scomparve e riapparve la Madonna che mi rincuorò. Ella mi disse che si può essere felici solo con la preghiera e aiutando gli altri. Infine mi benedisse.

Messaggio del 2 aprile 2005 (Messaggio straordinario dato a Ivan)
Mentre Ivan pregava, come di consueto, guardando la Madonna, la giovane donna bellissima che gli appare ogni giorno dal 24 giugno 1981, alla sinistra di lei è apparso il Papa. Una delle mie fonti ricostruisce tutto nel dettaglio: "il Papa era sorridente, appariva giovane ed era molto felice. Era vestito di bianco con un mantello dorato. La Madonna si è voltata verso di lui e i due, guardandosi, hanno entrambi sorriso, un sorriso straordinario, meraviglioso. Il Papa continuava estasiato a guardare la Giovane Donna e lei si è rivolta verso Ivan dicendogli: ‘il mio caro figlio è con me’. Non ha detto nient’altro, ma il suo volto era raggiante come quello del papa che ha continuato a guardare il volto di lei".

Messaggio del 6 febbraio 1984 (Messaggio dato al gruppo di preghiera)
Se voi sapeste come il mondo di oggi pecca! I miei vestiti, una volta splendidi, ora sono bagnati dalle mie lacrime! A voi sembra che il mondo non pecca perché qui vivete in un ambiente tranquillo, dove non c’è tanta cattiveria. Ma guardate un po’ più attentamente il mondo e vedrete quanta gente oggi ha una fede tiepida e non dà retta a Gesù! Se voi sapeste come soffro non pecchereste più. Pregate! Ho tanto bisogno delle vostre preghiere

Messaggio del 24 maggio 1984
Cari figli, ve l’ho già detto che vi ho scelti in modo particolare, così come siete. Io sono la Madonna che vi ama tutti. In ogni istante, quando avete delle difficoltà, non abbiate paura, poiché io vi amo anche quando siete lontani da me e dal mio Figlio. Vi prego, non permette che il mio cuore pianga lacrime di sangue per le anime che si perdono nel peccato. Perciò, cari figli, pregate, pregate, pregate! Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio del 2 ottobre 2003 (Messaggio straordinario dato a Mirjana)
Cari figli, datemi il vostro cuore totalmente. Lasciate che vi guidi verso mio Figlio che vi dà la vera pace e la vera felicità. Non permettete che vi abbagli la falsa luce che vi circonda e che vi si offre! Non permettete che satana vi domini con la falsa luce e felicità. Venite da me. Io sono con voi. Mirjana dice : "Mentre la Madonna mi dava questo messaggio ha visto nei suoi occhi le lacrime per tutto il tempo."

Messaggio del 2 dicembre 2004 (Messaggio straordinario dato a Mirjana)
Cari figli ho bisogno di voi, e cerco il vostro aiuto. Riconciliatevi con voi stessi, con Dio e con i vostri vicini. Aiutatemi a convertire i non credenti e asciugate le lacrime dal mio volto.

Messaggio del 2 dicembre 2007 (Messaggio straordinario dato a Mirjana)
La Madonna era molto triste. Per tutto il tempo aveva le lacrime negli occhi. Cari figli, mentre guardo nei vostri cuori, il mio cuore si riempie di dolore e fremito. Figli miei fermatevi per un attimo e guardate nei vostri cuori. Il mio Figlio, vostro Dio, è veramente al primo posto? Sono veramente le sue leggi la misura della vostra vita? Vi avverto di nuovo. Senza fede non c’è la vicinanza di Dio, non c’è la parola di Dio che è la luce della salvezza e la luce del buon senso. Mirjana ha aggiunto: io con dolore ho pregato la Madonna di non lasciarci, di non togliere le mani da noi. Alla mi richiesta, Lei ha fatto un sorriso doloroso e se ne è andata. Questa volta non ha detto "Vi ringrazio". Ha benedetto tutti noi e tutti gli oggetti sacri.

Messaggio del 28 gennaio 1987 (Messaggio straordinario)
Miei cari figli! Sono venuta da voi per condurvi alla purezza dell’anima e, quindi, verso Dio. Ma come mi avete accolto? All’inizio senza credere, con paura e sfiducia verso i ragazzi che ho scelto. Poi una maggioranza di voi mi ha accolto nel suo cuore e ha incominciato a mettere in pratica le mie richieste materne. Ma purtroppo questo non è durato a lungo. In qualunque luogo io vada, e con me mio Figlio, là mi raggiunge anche Satana. Voi avete permesso, senza accorgervene, che prendesse il sopravvento in voi, che vi dominasse. Alcune volte capite che qualche vostro gesto non è permesso da Dio, ma rapidamente soffocate questo sentimento. Non cedete, figli miei! Asciugate dal mio volto le lacrime che verso osservando quello che fate. Guardatevi intorno! Trovate il tempo per accostarvi a Dio in chiesa. Venite nella casa del Padre vostro. Trovate il tempo per riunirvi in famiglia e supplicare grazia da Dio. Ricordatevi dei vostri morti, date loro gioia con la celebrazione della Messa. Non guardate con disprezzo il povero che vi supplica per una crosta di pane. Non cacciatelo dalla vostra mensa piena. Aiutatelo, ed anche Dio aiuterà voi. Forse la benedizione che il povero vi dà come ringraziamento, si realizza, forse Dio lo ascolta. Voi, figli miei, avete dimenticato tutto questo. E in ciò ha contribuito anche Satana. Non cedete! Pregate con me! Non ingannatevi pensando: “Io sono buono, ma il fratello che mi sta accanto non vale nulla”. Non sareste nel giusto. Io, come vostra madre, vi amo e perciò vi ammonisco. Qui ci sono dei segreti, figli miei! Non si sa di che si tratta, ma quando lo si verrà a sapere, sarà tardi! Ritornate alla preghiera! Nulla è più importante di essa. Vorrei che il Signore mi permettesse di chiarirvi almeno in parte i segreti; ma sono già troppe le grazie che vi offre. Pensate a quanto voi offrite a Lui. Quando avete rinunciato l’ultima volta a qualche cosa per il Signore? Non voglio rimproverarvi ulteriormente. Desidero invece invitarvi ancora una volta alla preghiera, al digiuno, alla penitenza. Se col digiuno desiderate ottenere una grazia da Dio, che nessuno sappia che digiunate. Se con un dono ad un povero, desiderate ottenere una grazia da Dio, che nessuno lo sappia all’infuori di voi e del Signore. Ascoltatemi, figli miei e riflettete in preghiera su questi miei richiami!

 

Messaggio del 2 febbraio 2009

 
Messaggio del 2 febbraio 2009 ( Mirjana )
Cari figli, oggi con cuore materno desidero ricordarvi, cioè avvertirvi dell’imenso amore di Dio e della pazienza che scaturisce da esso. Il vostro Padre mi manda e aspetta. Aspetta i vostri cuori aperti pronti per le sue opere. Aspetta i vostri cuori uniti nell’amore cristiano e nella misericordia nello spirito di mio Figlio. Non perdete tempo, figli, perché non ne siete padroni. Vi ringrazio.