LA VERGINE DELL’ EUCARISTIA

C’è un singolare culto mariano presso un rigoglioso uliveto della
campagna di Manduria, appena fuori della circonvallazione, in una vera
e propria oasi di paradiso in terra, dove è visibile un arco con la
scritta “ Madonna  dell’Ulivo” e a fianco una modesta cappelletta che
Debora Marasco, 25 anni, di Manduria, ha fatto costruire in onore
della Vergine Santissima.
Debora , la ormai famosa “Veggente di Manduria” ,  è la ragazza che
asserisce di vedere da 7 anni la Madonna, esattamente  dal giorno in
cui le apparve la prima volta proprio lì, in quel piccolo podere,
sotto un Ulivo che ora è stato ribattezzato “l’albero dei Celesti
Colloqui”.
E anche la stradina in terra battuta dove la Vergine sarebbe apparsa e
avrebbe posato i suoi piedini celesti , è ora ribattezzata la Via
dolorosa Mariana e viene percorsa in ginocchio dai fedeli;  e anche la
buca scavata da Debora su presunto ordine della Madre Celeste,
affinchè l’uomo ricordi sempre da dove proviene, è diventata oggetto
di culto.Ogni pellegrino  raccoglie una manciata di quella terra e si
segna
sulla fronte.  E’ presso quel santuario dedicato alla Madonna
dell’Ulivo che Debora Marasco , LA VEGGENTE DI MANDURIA, si reca tutti
i giorni e nelle grandi occasioni di incontro e preghiera accoglie i
numerosi pellegrini che vengono da ogni parte d’Italia e anche
dall’Estero, dalla Svizzera, dalla Francia. Si formano delle vere e
proprie processioni, soprattutto durante la Quaresima e in particolare
durante la settimana santa, quando Debora  è chiamata a rivivere ,
anche nella carne , il calvario e la passione di Cristo. Tutti hanno
potuto vedere come il suo corpo si riempia di piaghe sanguinanti e ,
rapita in un’estasi , come la ragazza venga straziata dalle stimmate
che le si formano improvvisamente , alle tempie, come se le venisse
posta la corona di spine, sulle ginocchia, sulle mani, sui piedi. E
sulla schiena compaiono i segni delle frustate. Ci sono migliaia di
testimonianze. Anche quest’anno , in occasione della settimana santa,
ciò è accaduto e  ci lascia sbalorditi , stupefatti, annichiliti,
senza parole, senza poterci dare una risposta logica, razionale.Ma i
pellegrini rispondono con la loro fede e si prostrano dinanzi alla
statua della Madonna  e pregano, invocano grazie e benedizioni.
Ma che dice la Santa Vergine?
Debora parla lentamente , con voce calda, suadente, in un ottimo
italiano ( ha conseguito la maturità Classica). E’ una  ragazzona
ingenua ,dai grandi occhi celesti e capelli corvini:“ Pregate, pregate
molto, con fede, solo così si possono fuggire le tentazioni del
Maligno.”Ecco quel che dice la santa Vergine.
Intanto la Chiesa però diffida i credenti e il Sindaco di Manduria ha
emesso un’ordinanza di smantellamento della Cappella abusiva.
Lei dice che è sottoposta a una vera e propria persecuzione, che non
cederà, che lotterà con tutta se stessa, ammenochè non sia la Madre
Celeste che dovesse chiederle questo ennesimo sacrificio.
LA CHIAMATA DI Debora  Marasco20 maggio 1992  Manduria ( Puglia )
La sua è una vita come tante altre, ,dove i contrasti in famiglia segnano la sua sensibilità e le formano un carattere tenace e ribelle. Il suo cammino procede con alti e bassi tra studio e divertimenti; la quotidianità è come quella di molti suoi coetanei, che non mancano di croci in famiglia. Chi la conosce sa delle sue convinzioni sulla inesistenza di Dio e sul fallimento di certi valori difesi dalla Chiesa, che non esita a criticare aspramente. La condizione avversa del patrigno nei confronti della fede cattolica pesa sulla sua formazione sviluppatasi in un ambiente che sa cogliere solo il senso del pratico.
Debora ha un carattere inquieto, nonostante sia amata dalla madre, che a suo modo cerca di salvaguardarla, anche con maniere forti, dalla stravaganza tipica dell’età.
Quel giorno, come era solita, se ne va a fare la spesa in compagnia del fidanzato. È proprio su questo tratto di strada che viene folgorata interiormente. Una voce suadente dal timbro maschile la rassicura carezzandole il cuore e parlandole all’orecchio:
«Figlia, guarda l’orizzonte e vedrai che la tua strada non è questa, ma un’altra».
La natura sensibile ma riservata le impone un austero silenzio osservato per un lungo periodo, sino a quando segni evidenti la costringono a rivelare il suo intimo segreto. L’estate è giunta, tra i tanti inviti allettanti che riceve giunge quello di una serata in discoteca. L’idea è colta al volo! La gioia è piena e nel bel mezzo di questa felicità umana la misteriosa e intensa voce d’uomo le parla ancora:
«Figlia, cammina nella Mia Parola e Io ti condurrò pian piano là dove esiste il giusto Padre».
L’animo suo è profondamente scosso e, pur mascherando il momentaneo disagio, non può far a meno di ritirarsi dalla compagnia e fare ritorno a casa. Ella però rimane indifferente alla fede, ma dietro l’insistenza della madre partecipa a un pellegrinaggio, durante il quale l’insofferenza cresce di ora in ora perché costretta a seguire la processione tra stradine scoscese e scomode. Al termine del percorso penitenziale una luce immensa la invade sino a rapirle completamente i sensi; da essa sente scaturire una voce femminile e soavissima, «come fosse un canto»:
«Se camminerai con Me la strada non ti peserà. Cammina, cammina, Io sarò con te».
La giovane sente venirle meno le forze e si accascia provando un dolore vivissimo al petto. Si chiude nel mutismo che non l’aiuta certo a comprendere quanto le è successo, e ciò la prostra sino a maturare l’idea che un forte esaurimento fisico l’abbia colpita. Raccogliendo ogni energia, giura a se stessa di resistere e respingere, contro ogni evidenza, qualsiasi circostanza misteriosa somigliante a quella. Col passar del tempo la sua anima è angustiata da un’incomprensibile combattimento; sono i primi impulsi di ricerca interiore verso Dio.
In ottobre lo spirito della creatura, corteggiata dall’Amore, è profondamente scosso da una nuova celeste visita:
«Chi credi che Io sia? Sono la tua pace, il tuo cammino sicuro. Sono Gesù il tuo Maestro, il Buon Pastore, piccola Mia. Io desidero essere in te».
Le parole di annichilimento che l’anima ripeterà nell’atto di esprimere il suo stupore per le improvvise manifestazioni del Signore, mettono in luce quanta strada abbia percorso in breve tempo.
Nel progressivo sviluppo dell’iniziativa celeste, Debora, che non aspira a rapimenti mistici, comincia a fare seria esperienza di Dio. Prendendo coscienza della sua infinita miseria, è colta da sconosciuto dolore: il rimorso di aver offeso Dio in molti modi. Nelle pagine dei suoi scritti infatti appaiono i suoi sfoghi spontanei dando maggiore visione di come Ella consideri la sua indegnità per quanto le viene donato.
La comunione con Gesù muove i primi passi quando, superando la timidezza, Gli domanda: «Perché vieni da me, che sono così miserabile e peccatrice?» Si spinge perfino a dire: «Forse hai dimenticato che in passato ti ho sempre tradito?» Indubbiamente la risposta divina ci introduce con incantevole semplicità nei misteriosi rapporti, che passano tra il Creatore e la creatura:
«Anche Giuda Mi avrebbe tradito, eppure lo scelsi come discepolo. Credi non sapessi già prima quello che Mi avrebbe fatto?… Io sono venuto per i malati, anima Mia, e non per i sani! La tua miseria Mi piace e la tua debolezza spirituale Mi permette con facilità di modellarti… Io uso i deboli e gli impotenti per piegare i forti e i potenti! Così dice lo Spirito di Dio».
La grandezza del Signore si contempla nel dono che Egli fa di Se Stesso alle anime:
«Figlia, il Mio Cuore è irreparabilmente stritolato. Digiuna e prega! I segni dei tempi sono incominciati; ricorda: la fede di una sola salva il mondo».