Messaggio a Marija del 25 aprile 2014…Medjugorje

fiore_sole200Cari figli! Aprite i vostri cuori alla grazia che Dio vi dona attraverso di me come il fiore che si apre ai caldi raggi del sole. Siate preghiera ed amore per tutti coloro che sono lontani da Dio e dal Suo amore. Io sono con voi ed intercedo per tutti voi presso il mio Figlio Gesù e vi amo con amore immenso. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

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Oggi sono 9 anni che il nostro Papa Giovanni Paolo II e’salito al cielo…

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Nove anni fa, il 2 aprile 2005, moriva Karol Wojtyla. A ricordare l’anniversario è stato papa Francesco salutando i fedeli polacchi al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro: «L’anniversario della morte del beato Giovanni Paolo II, che cade oggi, dirige il nostro pensiero verso il giorno della sua canonizzazione, che celebreremo alla fine del mese», ha detto il Pontefice. «L’attesa di questo evento sia per noi l’occasione per prepararsi spiritualmente e per ravvivare il patrimonio della fede da lui lasciato».
Secondo Bergoglio, il Papa polacco «imitando Cristo è stato per il mondo predicatore instancabile della parola di Dio, della verità e del bene. Egli fece del bene persino con la sua sofferenza. Questo è stato il magistero della sua vita a cui il popolo di Dio ha risposto con grande amore e stima. La sua intercessione rafforzi in noi la fede, la speranza e l’amore ».

A dare l’annuncio della morte alla piazza gremita di fedeli e al mondo fu il cardinale Leonardo Sandri, allora sostituto alla Segreteria di Stato e oggi prefetto del dicastero per le Chiese Orientali: «L’emozione è stata grande», ricorda Sandri in un’intervista alla Radio Vaticana, «e adesso, alla luce di questa prossima canonizzazione, avere annunciato proprio questo passaggio dalla terra alla Casa del Padre di un Santo, è per me ancora una doppia emozione: mi sento come indegno e lontano dal poter essere stato strumento, in quel momento, di uno che era stato proprio un evangelizzatore, un uomo di pace, un uomo di grande vita interiore come base di tutta la sua attività; di una persona che ha vissuto con grande austerità, con grande povertà tutto il suo ministero».

Sandri ha affermato di avere «tanti, tanti ricordi» dei suoi incontri con il Papa polacco. «Soprattutto», spiega, «vedere Dio come ha dotato Karol Wojtyla di una ricchissima umanità. Tutta questa santità che noi poi abbiamo visto durante la sua vita sacerdotale, episcopale e pontificale era poggiata in una persona umana che aveva avuto tante sofferenze: la persecuzione, la morte della mamma quando era piccolo, l’ostruzionismo da parte del regime, il fatto di dover vivere in un ambiente ostile».
«Tutto questo», prosegue, «era vissuto da una persona straordinaria per simpatia, per presenza fisica, culturalmente molto profondo e ricco per gli studi che aveva fatto, anche della filosofia e in particolare della fenomenologia… E poi, per la grande, grande conoscenza che aveva delle persone, la capacità di mettersi in contatto con loro, la conoscenza delle lingue, la conoscenza del mondo che lui aveva vissuto anche quando era stato vescovo in Polonia».

SAN FRANCESCO DI PAOLA…RACCONTO DELLA SUA MORTE…2 APRILE 1507

 

Nell’anno del Signore 1507, nella Domenica delle Palme, Francesco cominciò a soffrire per l’inizio di una malattia. Nei giorni successivi questa andò via via aggravandosi. Il beato Padre Francesco, tuttavia, non lasciava che gli si desse sollievo alcuno, né da parte dei religiosi, né da parte di altri; né voleva che gli si dimo­strasse deferenza alcuna.

 

Il Giovedì santo il beato Padre, che soffriva per una febbre tenace e maligna radunò presso di lui, come era suo solito, i religiosi suoi confratelli, che erano presso di lui, giunti dalle varie province e nazioni. Mentre parlava con loro dal braciere di ferro si appiccò il fuoco agli assi che erano di sotto. Egli, preso pronta­mente il braciere, lo tenne nelle mani, mentre uno dei presenti gli porgeva dei mattoni; si rivolse, quindi, con queste parole a quanti lo attorniavano: “In verità vi dico: a chi ama Dio non è più difficile mantenere tutto ciò che ha promesso, più di quanto sia difficile mantenere in mano questo fuoco”. Il beato Padre si riferiva al voto del digiuno quaresimale.

 

A queste parole tutti si prostrarono ai piedi del beato Padre e promisero che avrebbero osservato il suddetto voto fino alla morte. Subito tutti si inchinarono, l’uno verso l’altro per abbracciarsi, chiedendosi reciprocamente perdono con il gesto della Riconciliazione. Egli abbracciò tutti con grande carità e, quasi stesse sul punto di partirsene, li benedisse paternamente.

 

Aiutato, poi, da alcuni religiosi, il beato Padre scese nella chiesa del convento e, dopo una devota e umile preparazione, precedendolo devotamente i padri in lacrime, ricevette in ginocchio il sacramento dell’Eucaristia, portando al collo il cingolo, come è uso nell’Ordine. Prima, però, di accostarsi al divino miste­ro, prostrato per qualche tempo all’ultimo gradino dell’altare, tutto grondante di lacrime, battendosi forte il petto, ripeté per tre volte con voce chiara, anche se incerta per la malattia: “Signore Gesù Cristo, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvo”. Aveva, inoltre, in precedenza recitato la preghiera di s. Gregario ed altre simili. Tutti furono spinti ad un sentimento insolito di devozione. Dopo rimase in coro per un certo tempo assistendo alla sacra funzione.

 

In seguito, vedendo i religiosi che il beato Padre era indebolito, lo riportarono nella sua cella. A sera presenziò alla cerimonia della lavanda dei piedi. Il cor­rettore venne anzitutto da lui, e anche un frate di nome Berte gli chiese se voleva che gli si facesse la lavanda dei piedi, come suole farsi nell’Ordine. Il beato Padre rispose: “Per carità, lasciate di farlo per domani; allo­ra mi laverete non solo i piedi, ma tutto il corpo”. Dopo che il correttore terminò di lavare i piedi a tutti, li esortò di nuovo alla carità reciproca.

 

Arrivato, poi, il Venerdì santo, il beato Padre Francesco fece chiamare nella sua cella i religiosi e dolcemente li ammonì di essere osservanti della religio­ne e dell’Ordine e li esortò ad essere caritatevoli tra di loro, ad osservare la Regola approvata dal Papa. E rac­comandò loro di obbedire al p. Bernardino d’Otranto, lì presente, come al loro superiore, fino al Capitolo Generale, che si sarebbe dovuto celebrare nell’anno successivo a Roma. Nominò così il p. Bernardino suo successore finché si fosse provveduto diversamente nel futuro Capitolo Generale, secondo le leggi canoniche.

 

Proclamandosi il p. Bernardino indegno di tanta carica e dicendo che vi erano altre persone dello stesso Ordine più sapienti di lui, il beato Padre Francesco rispose al p. Bernardino che si prestasse volentieri ad assumere quell’incarico, poiché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti agli occhi di Dio.

 

Dopo aver recitato i sette salmi penitenziali, le litanie e la Passione del Signore dal Vangelo di s. Giovanni, benedisse i frati, si segnò a sua difesa con il segno della croce e si asperse più volte con l’acqua benedetta. Poi, alzati gli occhi verso il cielo, inviando baci ad un’immagine di Cristo pendente dalla croce ripeteva: “Nelle tue mani raccomando, Signore, il mio spirito”, intercalando di tanto in tanto: “Signore Gesù Cristo, buon pastore delle anime nostre, conserva i giu­sti, converti i peccatori, abbi pietà delle anime dei defunti e sii propizio a me miserabilissimo peccatore”.

 

Dopo tutte queste cose, all’età di 91 anni, il 2 apri­le 1507, nel giorno del Venerdì santo, intorno all’ora in cui il Cristo è morto per noi, con le mani giunte e gli occhi rivolti al cielo, abbracciando con profonda pietà la santa croce, segno di trionfo, e baciandola con vene­razione, abbandonato il fardello di questa carne, quasi ancora vivo, senza alcun particolare segno di dolore e di morte, migrò al Signore.

Messaggio del 2 aprile 2014…Medjugorje

images“Cari figli,
con materno amore desidero aiutarvi affinché la vostra vita di preghiera e di penitenza sia un vero tentativo di avvicinamento a mio Figlio e alla sua luce divina, affinché sappiate distaccarvi dal peccato.
Ogni preghiera, ogni Messa ed ogni digiuno sono un tentativo di avvicinamento a mio Figlio, un rimando alla sua gloria e un rifugio dal peccato. Sono la via ad una nuova unione tra il Padre buono ed i suoi figli.
Perciò, cari figli miei, con cuore aperto e pieno d’amore invocate il nome del Padre Celeste, affinché vi illumini con lo Spirito Santo.
Per mezzo dello Spirito Santo, diventerete una sorgente dell’amore di Dio: a quella sorgente berranno tutti coloro che non conoscono mio Figlio, tutti gli assetati dell’amore e della pace di mio Figlio.
Vi ringrazio!
Pregate per i vostri pastori.
Io prego per loro e desidero che sentano sempre la benedizione delle mie mani materne ed il sostegno del mio Cuore materno”