fra Daniele Natale…uno di noi…

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 (* 11/03/1919  –  † 06/07/1994 )

 Pochi giorni fa (circa 3 giorni fa) ho sentito parlare per la prima volta di Fra Daniele Natale, leggendo per caso su internet la sua “avventura” delle sue 3 ore in purgatorio…dopo aver letto la sua testimonianza si è acceso un fuoco in me che mi ha spinto a ricercare notizie su di lui, e cercando ho trovato un suo sito dedicato a lui, alla grandezza di DIO in lui…e devo dire che mi ha colpito molto , la sua gioia, la sua semplicità ,la sua spontaneità, il suo amore vero per la Madonna e Gesù…vedendo i suoi video amatoriali  l’ho sentito come uno di noi…come se fosse un vecchio amico. ..eppure a San Giovanni Rotondo da Padre Pio , ci sono stata tante volte eppure non sapevo nulla di questo grande frate, suo figlio spirituale; ho pubblicato la sua testimonianza in questo sito, vi invito a guardare il suo sito (cliccando sul link), i  suoi video che si trovano anche su YOU TUBE…a me hanno arricchito molto di Gioia, entusiasmo, fiducia. Volevo condividerlo con chi segue il mio sito. Se qualcuno ha testimonianze su di lui può pubblicarle in questa pagina nei commenti .Grazie

Maria D.G.

SITO:

http://www.amicidifradaniele.it/sito/

 

 

NASCITA, INFANZIA E VOCAZIONE

Fra Daniele, al secolo Michele Natale, nasce a San Giovanni Rotondo l’11 marzo 1919 da Berardino e Angelamaria De Bonis, entrambi coltivatori e pastori. E’ il quarto di sette figli. La sua infanzia è provata dalle conseguenze disastrose lasciate dalla prima guerra mondiale. Michelino – come veniva chiamato in famiglia – impara subito a leggere e ad interpretare i comportamenti dei genitori, dei familiari, dei contadini e dei pastori: i loro volti segnati dalla povertà e dalla sofferenza restano nella sua mente e nel suo cuore. Michelino è di temperamento brioso, allegro con tutti, ma anche sensibile verso coloro che vivono in ristrettezze economiche ed hanno ancora aperte ferite morali causate dalla guerra. A cinque anni e mezzo Michelino comincia a studiare, ma i suoi studi regolari non vanno oltre la terza elementare, anche se le sue conoscenze del mondo rustico-agreste diventano ricche e profonde. Diviene molto abile nelle attività agro-pastorali. Sin da piccolo aiuta i genitori e i fratelli nei lavori dei campi e dei pascoli. Si rende utile anche economicamente andando come pastorello presso la famiglia Napoletano-Giuliani. Qui ammira più volte un enorme uccello bianco che si posa nelle vicinanze e spesso nota anche un fascio di luce luminosa, proveniente da San Giovanni Rotondo, posarsi su di lui. Più tardi fra Daniele spiegherà questi fenomeni come segni della bontà del Signore ed espressioni della protezione di San Pio da Pietrelcina che lo seguiva fin da allora. Fra Daniele è stato un grande innamorato della Madonna. La sua devozione alla Madonna ebbe inizio la notte tra il 12/13 maggio 1933, allorché sentì una voce, che egli diceva essere di Gesù, che lo chiamava a seguirlo nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Udendo quella voce, rimase perplesso e avvertì un tuffo al cuore ed il sangue affluirgli velocemente al cervello. Titubante, chiese: “Ma come, devo lasciare mamma?” E la Voce ancora: “Sì, ma Io ti do la mia Mamma come Mamma tua, che è anche Mamma di tua madre. A questa Mamma potrai chiedere qualsiasi cosa”. Da quel momento la Madonna gli fece veramente da Mamma.

Il 4 giugno 1933, festa della Pentecoste, il giovinetto si reca alla chiesa del convento “Santa Maria delle Grazie” di San Giovanni Rotondo per partecipare alla Santa Messa, dare gli auguri al superiore del convento e ricevere da lui la benedizione, prima di entrare nel seminario cappuccino. Lo accompagnano la sorella Felicetta e Antonietta, nipote di Padre Anselmo da San Giovanni Rotondo, superiore del convento di Vico del Gargano. In sacrestia la piccola compagnia trova San Pio, pronto per fare da diacono durante la celebrazione eucaristica. Grande è la sorpresa e la gioia, perché San Pio da due anni era segregato. Comunque i tre hanno il privilegio di avvicinarlo, baciargli la mano e chiedergli una benedizione particolare per il novello seminarista. In seguito fra Daniele ricorderà sempre che in quella circostanza San Pio gli mise la mano sulla testa, lo benedisse e gli disse: “Auguri, figlio mio” e dirà che quella fu la prima di una lunga serie di benedizioni e di auguri ricevuti da San Pio. Due giorni dopo, Michelino entra nel convento di Vico del Gargano, per studiare e diventare sacerdote. Rimane nel convento di Vico del Gargano come postulante, per nove mesi. Nel 1934, è trasferito a Foggia nel convento di Sant’Anna per sostituire come sacrista e portinaio un frate neo-professo andato altrove. Il 25 marzo 1935, Michelino va a Morcone (BN) per la formazione religiosa e il noviziato e prende il nome di fra Daniele. Il 2 aprile dell’anno dopo si consacra al Signore con i voti temporanei e il 12 maggio 1940 emette la professione perpetua. Durante la seconda guerra mondiale e nei primi anni del dopo-guerra fra Daniele fa il questuante-cuoco nel convento di Sant’Anna a Foggia, sempre sede del Superiore Provinciale. Durante i bombardamenti del ’43 su Foggia egli non si risparmia nel soccorrere i feriti, seppellire i morti e mettere in salvo paramenti e oggetti sacri del convento. Dopo l’armistizio, si prodiga anche nell’aiuto ai soldati “sbandati”. Nel 1952, a fra Daniele, viene diagnosticato un tumore alla milza e si ricovera presso la clinica “Regina Elena” di Roma. In seguito, fra Daniele viene assegnato al convento di San Giovanni Rotondo, per motivi di salute, poi a quello di Vico del Gargano, di Isernia e nell’ottobre 1964 in quello di Cerignola con le mansioni di cuoco, questuante, portinaio, telefonista e sacrista. San Pio gli si offre come padre spirituale e, da padre amoroso, gli affida diversi compiti, tra cui quello di messaggero conferenziere ed animatore dei Gruppi di Preghiera. Fra Daniele vive sotto la direzione spirituale e speciale di San Pio, mette in pratica i suoi suggerimenti, lo imita nella devozione a Gesù Sacramentato ed alla Vergine Santissima e lo segue sulla via del dolore e della sofferenza, ricevendo, tramite l’intercessione della Mamma Celeste e del suo padre spirituale, tante grazie e favori celesti per sé e per la gente che si affida alle sue preghiere ed ai  suoi sacrifici. Per ultimo, fra Daniele, offre la sua vita per il nipote Padre Remigio Fiore gravemente malato. A 75 anni di età, il 6 luglio 1994, fra Daniele, per volontà del Signore, chiude gli occhi alla luce di questo mondo e li riapre alla luce della beata eternità. La tomba nella cappella di famiglia del cimitero di San Giovanni Rotondo, nella quale ora fra Daniele riposa, è meta continua di pellegrini che col passare del tempo diventano sempre più numerosi.

FRA  DANIELE  E  CERIGNOLA

Dall’ottobre del 1964 la città di Cerignola comincia a beneficiare del carisma di questo umile frate. Quanto amore, quanta fiducia, quante parole di speranza ha elargito ai cittadini di questa città. Quanta carità ha ricevuto e donato con generosità e gioia, quante meraviglie il Signore ha operato in lui e per mezzo di lui in questa città nei suoi circa 30 anni di permanenza nel convento di Cerignola. Non c’era persona che non lo conoscesse, non lo stimasse, non lo amasse. A lui si rivolgeva per avere un consiglio, dissipare un dubbio, chiedere una “raccomandazione” presso il suo grande maestro, San Pio. Tante volte egli si faceva “mediatore” presso il Signore non solo, ma si addossava, sull’esempio del suo padre spirituale, le sofferenze di chi si rivolgeva a lui e gli chiedeva aiuto. Tanti Cerignolani potrebbero dare testimonianza di ciò. A volte si verificava che non la singola persona, chiunque ella fosse, andasse da lui, ma era lui, a recarsi a dare aiuto, consiglio, conforto ecc. Chi lo ha conosciuto personalmente, può ben testimoniare che con lui ogni momento era buono per pregare, la sua persona era personificata come “una preghiera continua”. Egli era solito chiamare tutti “fratellone” o “sorella”. Non godeva di buona salute, ma se qualcuno gli chiedeva: “fra Daniele, come stai? Come ti senti?” Lui rispondeva: “E che, non lo vedi?!…Sono vivo…sto in piedi! Il paradiso sta sempre lì…può aspettare…tanto io sono in permesso sulla terra!” Egli non aveva una preparazione universitaria o teologica; eppure, quando parlava di Cristo, della Madonna, il suo linguaggio era così semplice, così convincente che tante, tante persone, anche scettiche, si convertivano. Ciò che, sembra incredibile, è che ciò avviene ancora oggi; nel senso che la gente, anche se non l’ha conosciuto personalmente, ma tramite terzi, s’innamora di questo frate; cambia così, il proprio modo di pensare e di agire, avvicinandosi alla Chiesa.

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3 ore in purgatorio…Fra Daniele Natale

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Fra Daniele e il Purgatorio

Sono un semplice fratello laico cappuccino. Ho svolto la mia vita facendo il lavoro che mi competeva: portinaio, sacrista, questuante, cuciniere. Spesso mi recavo, bisaccia in spalla, a chiedere l’elemosina di porta in porta. Ogni mattino facevo la spesa per il convento.

Mi conoscevano tutti e mi volevano bene. Ogni volta che compravo qualcosa mi facevano degli sconti. Quelle poche lire, anziché consegnarle al superiore, le conservavo per la corrispondenza, per le mie piccole necessità ed anche per aiutare dei militari che bussavano alla porta del convento.

Si era nell’immediato dopo guerra. Io ero a San Giovanni Rotondo, mio paese nativo, nel medesimo convento di Padre Pio. Da un po’ di tempo avvertivo dei dolori all’apparato digerente. Mi sottoposi a visita medica ed il medico diagnosticò un male incurabile: tumore.

Con la morte nel cuore andai a raccontare tutto a Padre Pio, il quale, dopo avermi ascoltato, bruscamente mi disse: «Operati!». Rimasi confuso e reagii. Dissi: Padre, non ne vale la pena! Il medico non mi ha dato nessuna speranza. Ormai so di dover morire. «Non importa ciò che ti ha detto il medico: operati, ma a Roma nella tale clinica e dal tale professore». Il Padre mi disse queste cose con tale forza e con tanta sicurezza che io risposi: «Si, Padre, lo farò». Allora lui mi guardò con dolcezza e, commosso, aggiunse: «Non temere, io sarò sempre con te».

La mattina dopo ero già in viaggio per Roma. Mentre ero seduto sul treno, avvertii a fianco a me una presenza misteriosa: era Padre Pio che manteneva la promessa di starmi vicino. Quando arrivai a Roma, seppi che la clinica era «Regina Elena»; il professore si chiamava Riccardo Moretti. Verso sera feci il mio ingresso in clinica. Sembrava che tutti mi aspettassero, come se qualcuno avesse annunciato il mio arrivo. Mi accolsero immediatamente.

Subito dopo il consulto medico, il direttore sanitario venne a chiedermi il consenso per l’intervento previsto per il giorno dopo. Io apposi la firma richiesta. Alle ore 7.00 del mattino ero già in sala operatoria. Mi prepararono per l’intervento. Nonostante l’anestesia, rimasi sveglio e cosciente: mi raccomandai al Signore con le stesse parole che Lui rivolse al Padre prima di morire: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito».

I medici cominciarono l’intervento ed io sentivo tutto ciò che dicevano; soffrivo dolori atroci, ma non mi lamentai, anzi ero contento di sopportare tanto dolore che offrivo a Gesù e mi accorgevo come tutte quelle sofferenze rendevano la mia anima sempre più pura dai miei peccati. Ad un certo punto mi addor­mentai. Quando ripresi coscienza mi dissero che ero stato tre giorni in coma prima di morire. Mi presentai dinanzi al trono di Dio. Vedevo Dio, ma non come giudice severo, bensì come Padre affet­tuoso e pieno di amore. Allora capii che il Signore aveva fatto tutto per amor mio, che si era preso cura di me dal primo all’ultimo istante della mia vita, amandomi come se io fossi l’unica creatura esistente su questa terra. Mi resi anche conto però che, non solo non avevo ricambiato questo immenso amor divino, ma l’avevo del tutto trascurato.

Fui condannato a due/tre ore di purgatorio. «Ma come?- mi chiesi – solo due/tre ore? E poi potrò rima­nere per sempre vicino a Dio eterno Amore?». Feci un salto di gioia e mi sentii come un figlio prediletto. La visione scomparve ed io mi ritrovai in purgatorio. Le due/tre ore di purgatorio mi erano state date so­prattutto per aver mancato al voto di povertà, per aver conservato per me quelle poche lire, come ho detto prima. Erano dolori terribili che non si sapeva da dove venissero, però si provavano intensamente. I sensi che più avevano offeso Dio in questo mondo: gli occhi, la lingua… provavano maggior dolore ed era una cosa da non credere perché laggiù nel purgatorio, uno si sente come se avesse il corpo e conosce/riconosce gli altri come avviene nel mondo. Intanto, non erano passati che pochi momenti di quelle pene e già mi sembrava che fosse un’eternità. Quello che più fa soffrire nel purgatorio non è tanto il fuoco, pur tanto intenso, ma quel sentirsi lontani da Dio, e quel che più addolora è di aver avuto tutti i mezzi a disposizione per la salvezza e di non averne saputo approfittare. Pensai allora di andare da un confratello del mio convento per chiedergli di pregare per me che ero nel purgatorio. Quel confratello rimase meravigliato perché sentiva la mia voce, ma non vedeva la mia persona, e chiese: «Dove sei? perché non ti vedo?». Io insistevo e, vedendo che non avevo altro mezzo per raggiungerlo, cercai di toccarlo; ma le mie braccia si incrociavano senza toccarsi. Solo allora mi resi conto di essere senza corpo. Mi accontentai di insistere perché pregasse molto per me e me ne andai.

«Ma come? – dicevo a me stesso – non dovevano essere solo due/tre ore di purgatorio?… e sono tra­scorsi già trecento anni?». Almeno così mi sembrava.

Ad un tratto mi apparve la Beata Vergine Maria e la scongiurai, la implorai dicendole: «O Santissima Vergine Maria, madre di Dio, ottienimi dal Signore la grazia di tornare sulla terra per vivere ed agire solo per amore di Dio!».

Mi accorsi anche della presenza di Padre Pio e supplicai anche lui: «Per i tuoi atroci dolori, per le tue benedette piaghe, Padre Pio mio, prega tu per me Id­dio che mi liberi da queste fiamme e mi conceda di continuare il purgatorio sulla terra». Poi non vidi più nulla, ma mi resi conto che il Padre parlava alla Ma­donna. Dopo pochi istanti mi apparve di nuovo la Beata Vergine Maria: era la Madonna delle Grazie, ma senza Gesù Bambino. Ella chinò il capo e mi sorrise. In quel preciso momento ripresi possesso del mio cor­po, aprii gli occhi e stesi le braccia. Poi, con un movi­mento brusco, mi liberai del lenzuolo che mi copriva. Ero stato accontentato, avevo ricevuto la grazia! La Madonna mi aveva esaudito. Subito dopo, quelli che mi vegliavano e pregavano, spaventatissimi, si precipitarono fuori dalla sala per andare in cerca di infermieri e di dottori. In pochi minuti la clinica era in subbuglio. Credevano tutti che io fossi un fanta­sma e decisero di chiudere bene la porta e sparire per un certo timore degli spiriti.

 

Al mattino seguente, mi alzai molto presto e mi sedetti su di una poltrona. Malgrado la porta fosse accuratamente custodita, alcuni riuscirono ad entra­re e mi chiesero spiegazione dell’accaduto. Per tran­quillizzarli, dissi che stava arrivando il medico di guardia, il quale avrebbe raccontato l’accaduto.

Di solito i medici non arrivavano prima delle ore dieci. Quella mattina erano ancora le ore sette e io dissi ai presenti: «Guardate: il medico sta arrivando, ora sta parcheggiando la macchina nel tal posto». Ma nessuno volle credermi. Ed io: «Ora sta attraversando la strada, porta la giacca sul braccio e si passa la mano sulla testa come fosse preoccupato, non so cosa avrà!». Ma nessuno dava credito alle mie parole. Allora dissi: affinchè crediate che io non vi mento, vi confermo che ora il medico sta salendo in ascensore e sta per bussare alla porta. Avevo appena finito di parlare, che la porta si aprì ed il medico entrò con grande meraviglia di tutti i presenti. Con le lacrime agli occhi il dottore disse: «Sì, adesso credo: credo in Dio, credo nella Chiesa, credo in Padre Pio…».

Quel dottore, che prima non credeva o la cui fede era ad acqua di rose, confessò che quella notte non era riuscito a chiudere occhio pensando alla mia morte da lui accertata senza darsi spiegazione. Disse che malgrado il certificato di morte da lui stilato era tornato per rendersi conto di cosa era successo quel­la notte che tanti incubi gli aveva procurato, perché quel morto (che ero io) non era un morto come gli altri. In effetti, non si era sbagliato!

CONCLUSIONE

Dopo questa esperienza, fra Daniele visse vera­mente il purgatorio su questa terra purificandosi attraverso malattie, sofferenze e dolori, e uniforman­dosi sempre e in tutto alla volontà di Dio. Ricordiamo solo alcuni interventi da lui subiti: prostata, colicisti, aneurisma della vena porta addominale con relativa protesi, tumore alla vescica, intervento dopo un ter­ribile incidente stradale nei pressi di Bologna, trala­sciando altri ricoveri e dolori non solo fisici, ma anche morali.

Alla sorella Felicetta che gli chiedeva come si sentisse in salute, fra Daniele confidò: «Sorella mia, sono più di 40 anni che non ricordo cosa significhi star bene!».

Fra Daniele è morto il 6 luglio 1994.

Mentre la sua salma era composta nella cappella dell’Infermeria del convento dei Frati Cappuccini in San Giovanni Rotondo e si recitava il Santo Rosario in suf­fragio della sua anima benedetta, ad alcuni dei pre­senti parve che fra Daniele muovesse le labbra, come per rispondere al Rosario, alle Ave Maria.

La voce si sparse in un baleno, tanto che il supe­riore padre Livio Di Matteo, per una certa serenità interiore, volle accertarsi che non si trattasse di morte apparente. Per questo fece venire dalla vicina Casa Sollievo della Sofferenza il dottor Nicola Silvestri Aiuto di Medicina legale ed il dottor Giuseppe Fasanella Assistente di Medicina legale i quali praticaro­no a fra Daniele l’elettrocardiogramma e gli misura­rono anche la temperatura, accertandone così definitivamente il decesso.

Ora fra Daniele gode certamente la visione beatifica di Dio e dal cielo sorride, benedice e protegge.

(tratto da “Fra Daniele racconta…le sue esperienze con Padre Pio” di Padre Remigio Fiore cappuccino – Edizioni Frati Cappuccini 2001)

 

Messaggio del 25 luglio 2017…Medjugorje

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“Cari figli! Siate preghiera e riflesso dell’amore di Dio per tutti coloro che sono lontani da Dio e dai comandamenti di Dio. Figlioli, siate fedeli e decisi nella conversione e lavorate su voi stessi affinché la santità della vita sia per voi veritiera. Esortatevi al bene attraverso la preghiera affinché la vostra vita sulla terra sia più piacevole. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Atto di affidamento a San Pio…

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ATTO DI AFFIDAMENTO A SAN PIO

O Glorioso San Pio da Pietrelcina,
tu che sei il Santo di questo nuovo millennio,
tu che sei nostro amico,
consolatore delle nostre anime, aiuto di noi peccatori,
che per la tua sofferenza
comprendi benissimo tutte le nostre sofferenze,
a te affidiamo le richieste di bene per noi
e per i nostri cari;
a te affidiamo il nostro spirito
per renderlo capace di sopportare
tutte le pene che abbiamo nel cuore;
a te affidiamo la supplica di presentare
le nostre anime alla Vergine delle Grazie
per ottenere dal Signore l’eterna salvezza;
a te affidiamo la nostra richiesta di intercessione
per ottenere dalla Bontà divina la grazia……….
che ardentemente desideriamo.
Accoglici sotto la tua protezione,
difendici dalle insidie del maligno
e sopratutto intercedi presso l’Altissimo
perchè col perdono dei nostri peccati diventiamo
perseveranti nelle vie del bene.

3 Gloria al Padre…

 

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Messaggio del 2 luglio 2017…Medjugorje

5f8f6-1908022_898801216801582_6564564077918449968_n“Cari figli, grazie perché rispondete alle mie chiamate e perché vi radunate qui attorno a me, la vostra Madre Celeste. So che pensate a me con amore e speranza. Anch’io provo amore verso tutti voi, come ne prova anche il mio dilettissimo Figlio che, nel suo amore misericordioso, mi invia a voi sempre di nuovo. Lui,che era uomo ed è Dio, uno e trino; lui, che ha sofferto a causa vostra sia nel corpo che nell’anima. Lui che si è fatto Pane per nutrire le vostre anime e così le salva.Figli miei, vi insegno come essere degni del Suo amore, per poter rivolgere a Lui i vostri pensieri, per poter vivere mio Figlio. Apostoli del Mio amore, vi avvolgo con il mio manto perchè come Madre desidero salvarvi. Vi prego, pregate per tutto il mondo. Il mio cuore soffre. I peccati si moltiplicano, sono troppi. Però con il vostro aiuto, voi che siete umili, pieni d’amore, nascosti e santi, il mio CuoreTrionferà’ Amate mio Figlio al di sopra di tutto, e tutto il mondo per mezzo di Lui. Non dimenticate mai che ogni vostro fratello porta in sè qualcosa di prezioso: l’’anima. Perciò, figli miei, amate tutti coloro che non conoscono mio Figlio, perchè per mezzo della preghiera e dell’amore che proviene dalla preghiera, loro possano diventare migliori, affinchè la bontà in loro possa vincere, per poter salvare le anime e avere la vita eterna. Apostoli miei, figli miei, mio Figlio vi ha detto di amarvi gli uni gli altri; questo sia scritto nei vostri cuori e con la preghiera provate a vivere questo amore. Vi ringrazio”.